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Arti e mestieri

Arti e mestieri che vengono dal passato

Nel dopoguerra e negli anni Cinquanta e Sessanta, i contadini lasciarono la terra per l’industria, gli artigiani chiusero le loro botteghe e alcuni mestieri vennero del tutto dimenticati. Anche quelle abitudini e quei lavori che avevano permesso ai nostri antenati di sopravvivere furono del tutto abbandonati. Si tratta di lavori che testimoniano ancora una volta le grandi capacità creative dei felittesi che furono maestri nell’arte di sapersi arrangiare.

‘I Casare

Le donne felittesi provvedevano a fare il formaggio. Munte le bestie con le mani, versavano il latte nel cosiddetto caccavo, lo riscaldavano, aggiungevano un po’ di quaglio, quando questo si era rappreso, lo mettevano col mutolo nelle fascelle per far scolare il siero. Dopo qualche giorno lo toglievano dalla forma e il formaggio era pronto per essere messo sul casare ad asciugare.

Le furnare

Una volta a Felitto ogni famiglia preparava il pane, che era il cibo base, ogni quindici o venti giorni. La preparazione era lunga e laboriosa.

La donna doveva innanzitutto procurarsi ‘u luvato, un pezzo di pasta lievitata che si conservava in un piatto o in un recipiente, con effetto lievitante per non oltre una settimana.

Prestato il lievito da qualche comare vicina lo si scioglieva nell’acqua calda con della farina e lo si lasciava fermentare per tutta la notte. Era la cosiddetta luvatina.

La mattina seguente, di buonora, la donna aggiungeva alla luvatina la farina e il sale e formava un grosso impasto che metteva a crescere nella cascia ru pane. Una volta che l’impasto era lievitato veniva lavorato a mano e suddiviso in tanti pezzi di forma rotonda, le panelle, o rettangolare, i filoni, che si facevano nuovamente lievitare disponendoli su un tavolaccio. Mentre il pane cresceva la donna accendeva il forno e lo faceva ardere a lungo per raggiungere il calore sufficiente alla cottura del pane. Quando il pane era lievitato poteva essere infornato perché pronto. Una volta cotto e raffreddato, parte si lasciava morbido e parte si tostava. Il tutto veniva conservato nella cascia ru pane.

Le donne felittesi erano anche brave nell’arte del cucinare. Il materiale a loro disposizione era unicamente la farina di grano, tuttavia con un po’ di fantasia riuscivano a trasformare la farina in tanti piatti gustosi: fusilli, laane, cavatieddi, scauratieddi, caramelle.

Le mustacciolare

Le mustacciolare non si trovavano in ogni paese, ma a Felitto sì, perciò erano itineranti e bisognava prenotarle in occasione di matrimoni o di altre ricorrenze. La settimana precedente la festa, andavano presso la famiglia che le aveva prenotate e preparavano i dolci occorrenti: biscottini con le mandorle, mustacciuoli, dolci nnsprati, pignolate, pizzeruci (le torte).

Le mustacciolare preparavano i rosoli, i liquori occorrenti per la festa, che erano di tre colori; rosso (al gusto di fragole), giallo ( al mandarino) e verde (alla menta).

Le Cucciare

La raccolta delle olive era in passato un lavoro prettamente femminile. Una volta avveniva soltanto per caduta naturale del frutto quando era totalmente maturo. Allo scopo venivano ingaggiate esperte donne, anche dai paesi vicini, dette cucciare perché raccoglievano le olive con le mani chiuse per terra a cocce a cocce.

I cesti di vimini

Felitto ha anche una tradizione artigianale che è giunta fino a noi grazie a zi’ Luciano. Un’arte la sua che ha appreso quando era molto giovane grazie al suo desiderio di imparare e alla sua capacità di rubare il mestiere al padrone.

Si resta affascinati quando lo si guarda lavorare ed è un privilegio assistere quando dalle sue mani pian piano prende forma, e colore, un fondello di paniere (per meglio dire: nu culu re panaro).

Un’abilità affinata negli anni, una miscela di manualità e pazienza, che rende docile una varietà di materiali semplici (giunchi, vimini, ginestre, tralci di rovo o di salice,…): ed ecco panieri, canestre, graticci, impagliature di bottiglie e damigiane, la mercanzia che zi’ Luciano propone nelle fiere dei dintorni.

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